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8 marzo 2023: la due diligence parla di diritti delle donne e parità di genere

Oggi si celebra la Giornata internazionale dei diritti delle donne, un’occasione per riflettere su quali siano i reali strumenti di emancipazione per le donne, soprattutto all’interno di un sistema economico in cui il gioco è truccato. Lo vediamo ogni giorno: nelle catene globali del valore che producono i beni che consumiamo, le donne e le loro vulnerabilità sono costantemente sfruttate. Eppure rappresentano il 79% della forza lavoro globale nel settore dell’abbigliamento, per il quale spesso lavorano da casa, senza nessun contratto formale, percependo stipendi da schiavitù e avendo a che fare con aziende che fanno il possibile per tagliare tutti i costi di produzione ed evitare controlli sulla sicurezza delle condizioni di lavoro.
Un recente rapporto di Amnesty International ha rivelato che le lavoratrici delle piantagioni indonesiane di olio di palma vengono costantemente discriminate per il loro genere attraverso forme di lavoro temporanee, riduzioni della assicurazioni e delle pensioni.

Accade ogni giorno, accade dappertutto, e anche su questo, una legge sulla due diligence realmente efficace, potrebbe intervenire con forza, arrivando tutte le catene di fornitura, soprattutto a quelle lavoratrici che restano nascoste, riconoscendo esplicitamente i diritti delle donne come diritti umani e mettendo le donne di tutto il mondo nelle condizioni di accedere alla giustizia.
Proprio a partire da queste richieste, gran parte della coalizione internazionale con cui portiamo avanti i nostri percorsi ha firmato una dichiarazione chiedendo ai nostri leader di assicurarsi che questa legge includa la giustizia di genere.

In queste settimane abbiamo voluto mostrare come i temi di cui ci occupiamo siano strettamente connessi alla costruzione di un contesto che favorisca l’emancipazione delle donne, la parità di genere e l’eliminazione di ogni discriminazione nei luoghi di lavoro, così come in quelli della vita privata e pubblica, e lo abbiamo fatto dando voce a tutte le donne rappresentanti delle organizzazioni che portano avanti ogni giorno Impresa 2030.

Partiamo dalla voce di Martina Rogato, co-portavoce di Impresa 2030, che ci ha tenuto a sottolineare che “la Direttiva sul dovere di diligenza ci da l’opportunità di riflettere sulla stretta correlazione tra diritti umani e ambiente. Ed è anche di fronte a questo indissolubile legame che non dobbiamo dimenticare il tema delle pari opportunità. Una società giusta non può lasciare in balia delle ingiustizie e discriminazioni le donne, in un contesto globale in cui non possiamo dimenticarci che il cambiamento climatico non è mai neutrale al genere. Chi ha meno diritti oggi è mediamente più soggetto a subire violazioni. Una donna a cui non è concesso di fare sport, ad esempio, verosimilmente non avrà mai imparato a nuotare, e in caso di disastri naturali, come alluvioni o maremoti, sarà il soggetto con meno probabilità di sopravvivenza.
E’ tempo di rivendicare equità per tutti e tutte”.

Priscilla Robledo, di FAIR e Campagna Abiti Puliti, ci ha spiegato che “il lavoro sfruttato nell’industria dell’abbigliamento ha spesso un volto femminile. Quasi universalmente, sono le donne a confezionare gli abiti che indossiamo, e lo fanno in condizioni inaccettabili: fabbriche poco sicure, salari miserabili, lavoro straordinario e molestie.
La proposta di direttiva sulla dovuta diligenza in materia di sostenibilità delle imprese stabilisce regole per il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente nelle catene globali del valore: pur accogliendo con favore questa proposta attesa da lungo tempo, va detto che essa al momento non prende in considerazione a sufficienza le dinamiche di genere e rischia di lasciare indietro donne e ragazze.
Le questioni di genere spesso si intersecano con altri fattori concomitanti, come l’origine etnica, l’età, l’estrazione sociale, la casta, lo status di migrante, o la religione. L’intersezione di più fattori di discriminazione aumenta esponenzialmente la discriminazione nei confronti delle donne.
Per questo motivo, per mitigare efficacemente queste profonde disuguaglianze, le norme sulla due diligence e sulla responsabilità delle imprese non possono tralasciare la dimensione di genere e l’intersezionalità”.

Gaga Pignatelli, di Equo Garantito, ha voluto spiegare il punto di vista del commercio equo e solidale sulla questione:
“Da sempre il movimento del Commercio Equo e Solidale promuove fra i suoi principi fondamentali la giustizia di genere. In un sistema dove le discriminazioni, la diversità di retribuzione e la negazione dei diritti delle donne sono la norma, la comunità globale del Fair Trade si batte per garantire opportunità economiche, sociali e maggiori diritti per tutte le lavoratrici.
Il movimento del Commercio Equo e Solidale lotta ogni giorno contro un modello patriarcale perché un’economia che possa garantire uguali opportunità, promuovendo la collaborazione e non la competizione, pagamenti equi indipendentemente dal genere, non discriminazione a 360gradi non solo è possibile, ma è il mondo che stiamo costruendo tutte assieme”.

Come ci ha spiegato Marta Bordignon di Human Rights International Corner, “a causa della pandemia quasi il 50% delle donne in Italia ha perso il lavoro: i posti di lavoro femminili sono stati il 98% di quelli complessivamente persi. Diffondere una cultura che valorizzi le donne in tutte le loro specificità e caratteristiche, volta a ripartire equamente il lavoro e la cura della famiglia, deve essere alla base dell’impegno di ognuna e ognuno di noi. Il diritto al lavoro quindi deve passare per un cambiamento culturale e noi crediamo che le generazioni future possano svolgere un ruolo fondamentale in questo”.

Benedetta Frare di Fairtrade Italia ha sottolineato che molto spesso le ingiustizie che si perpetuano nelle filiere globali riguardano il lavoro e il ruolo delle donne: “Diciamo no all’ingiustizia nelle filiere globali che nasconde il lavoro prezioso delle donne. Battiamoci insieme per un futuro più equo, trasversale, rappresentativo della voce di tutte e di tutti, a partire dalle giovani donne!”

Come ha detto Giorgia Ceccarelli di Oxfam Italia, “ogni giorno, in ogni parte del mondo, ogni donna sperimenta più o meno consapevolmente discriminazioni di genere: violenze, abusi, maltrattamenti nella sfera familiare, lavorativa, nelle comunità di appartenenza. La disuguaglianza di genere alimenta la spirale di povertà per le donne negando loro diritti e opportunità per imparare, guadagnare ed essere a capo delle decisioni che le riguardano. Ad Oxfam lavoriamo per garantire che donne e ragazze, vivano libere da discriminazioni e violenze di genere. Facciamo campagne contro il privilegio e il dominio maschile, profondamente radicati nelle nostre società, che impediscono alle donne di realizzare i propri diritti”.

Lo sfruttamento delle donne nelle catene globali del valore è intrinseco.
Se la direttiva europea sulla Due Diligence deve fare realmente la differenza, dovrà riconoscere deliberatamente e innanzitutto i rischi per le donne.