Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Anniversario guerra in Ucraina

Un anno fa l’Ucraina si svegliava con i carrarmati russi e un conflitto in casa, i venti di guerra arrivavano a bussare alle porte d’Europa e nessuno credeva davvero che sarebbe durata poco.
Oggi, al primo anniversario di una guerra che ha messo a soqquadro il Vecchio Continente e gli equilibri sociali, geopolitici, economici ed energetici mondiali, possiamo rapportare quanto accaduto negli ultimi 365 giorni a una serie di numeri.

L’ultimo rapporto dello Stockholm international peace research institute (Sipri) ci dice che nel 2020 il business della guerra (commercio di armi, sistemi d’arma e servizi militari) valeva 592 miliardi di dollari. Riesce difficile immaginare quanto queste cifre siano schizzate nell’ultimo anno, ma chi è che genera profitti dalla morte e dalla guerra?
Lo studio conferma quanto già affermato nell’edizione 2020: quasi l’80% (78.2%) della produzione mondiale di armi, sistemi e servizi militari, è legata ai Paesi Nato o ai loro alleati, mentre il rimanente è spartito tra Russia (3%), Cina (18%) e India (0,8%).

La guerra in casa non è solo quella che si combatte in casa, il conflitto in Ucraina che scuote l’Europa, ma innanzitutto quella che produciamo.
Ma c’è di più: il rapporto connette alle multinazionali USA e UE anche l’internazionalizzazione della filiera, mostrando che si tratta di un espediente per ridurre costi e posti di lavoro.

Nella top ten dei maggiori Paesi che vendono armi (dati del 2021), ben tre Paesi (Francia, ITALIA e Germania) sono Europei, e un 3,2% è legato a imprese che hanno sedi e strutture in diversi stati UE.
Il nostro Paese è collocato al settimo posto di un elenco di 100.

Che la guerra sia un business è qualcosa che il mondo della società civile denuncia da tempo, è arrivato il momento di affermare che non vogliamo questo business a casa nostra, che l’unico modo per costruire la pace è non fare la guerra e denunciare il fatto che le armi e i conflitti sono un affare da miliardi di euro che arricchisce pochissimi e ammazza e distrugge la vita di tanti e tante, spesso con il beneplacito delle istituzioni a ogni livello.