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Verso una due diligence europea

Il percorso verso la due diligence europea: per una direttiva comunitaria sulla dovuta diligenza obbligatoria in materia di diritti umani e ambiente.

Di Francesca Giacometti

Negli ultimi dieci anni c’è stato un ampio dibattito sul rapporto tra Stato, imprese e diritti umani. Ciò è avvenuto a seguito dell’approvazione dei Principi Guida ONU (UNGPs, giugno 2011). Parlamentari e organizzazioni della società civile si sono resi portavoce della necessità di una legge europea che rendesse obbligatoria una due diligence (o dovuta diligenza). La richiesta è che, in materia di ambiente e di diritti umani, si attui una vigilanza per prevenire gli abusi derivanti dalle attività d’impresa lungo le filiere produttive. 

I primi tentativi riguardano l’EU Timber Regulation del 2013 e l’EU Conflict Minerals Regulation del 2017 (in vigore dal 2021). I regolamenti  intervengono nei settori di legname ed estrattivo, dove il rispetto dei diritti umani e l’attenzione verso l’ambiente rischiano di passare in secondo piano.

Ispirandosi ai Principi Guida ONU, ben 15 Stati dell’Unione Europea hanno pubblicato i propri Piani d’Azione Nazionale su Impresa e Diritti Umani, inclusa l’Italia.

Le pioniere del duty of care in Europa.

Francia e Germania hanno presentato per prime, nel 2015 e nel 2016, le loro proposte di legge. 

La Francia

Nel marzo del 2017 la Francia ha approvato la prima legge in Europa su due diligence obbligatoria. Il testo impone alle aziende (con più di 5000 dipendenti) di dotarsi di un “Piano di Vigilanza” per mitigare le violazioni dei diritti umani, sia in patria sia all’estero. L’innovatività della legge sta nell’obbligo, visto che di solito le misure sono volontarie e non vincolanti.

Ci sono voluti quattro anni perché venissero adottate altre leggi simili. Nell’estate 2021 Germania e Norvegia hanno approvato le proprie norme di due diligence su diritti umani e ambiente. 

La Germania

La legge tedesca sulla catena di fornitura (11 giugno 2021) sarà applicabile dal primo gennaio 2023. Essa si rivolge a tutte le imprese indipendentemente dal loro stato giuridico, settore o Stato di attività (con più di 3000 dipendenti). Ogni azienda dovrà produrre e pubblicare online un rapporto annuale rispetto alle proprie misure di due diligence

La Norvegia

La dovuta diligenza regolata dal Transparency Act norvegese invece si concentra su condizioni di lavoro dignitose e sulla trasparenza richiesta alle aziende. Vengono perciò tralasciate la protezione ambientale e il diritto di risarcimento delle vittime, due questioni cruciali per un corretto approccio alla due diligence.

In altri casi, si tratta di norme con specifici ambiti di intervento. Questo accade ad esempio per la legge olandese sul lavoro minorile o quella inglese sui prodotti legati a pratiche di deforestazione. Nonostante si possano comunque considerare un successo, serve maggiore impegno per prevenire tutti gli abusi dei diritti umani e di sfruttamento delle risorse naturali. Serve inoltre che questo avvenga in ogni settore e in ogni fase della catena produttiva.

I movimenti europei 

La questione nel resto d’Europa tende comunque ad essere posticipata o messa in stand-by. Questo avviene nonostante diversi studi ufficiali e dichiarazioni di intenti, sia per leggi nazionali sia verso una due diligence europea.

Un esempio è il caso austriaco: il partito Socialdemocratico ha presentato ben tre proposte di legge ma nessuna di queste è stata discussa in Parlamento. Le prime due sono sulla responsabilità sociale delle filiere del tessile e dell’abbigliamento (2018 e 2020); una terza, più ampia, riguarda le catene produttive (marzo 2021). 

In generale, il processo va molto a rilento in quasi tutti gli Stati europei. Ne sono un esempio i casi di Belgio, Danimarca, Lussemburgo e Finlandia.

A fronte di una tale lentezza istituzionale, in tutta Europa le organizzazioni della società civile si sono attivate, in particolare dove non è stato ancora intrapreso un processo legislativo, come in Italia, Irlanda, Spagna e Svezia. 

L’anno della due diligence EUROPEA

Se nel 2020, la pandemia di COVID ha portato alla luce nuovi casi di abusi dei diritti umani e dell’ambiente (ECCJ), nel 2021 è emersa la necessità di agire per contrastare una tale situazione.

Negli ultimi mesi le aspettative di una legge di due diligence obbligatoria sono progressivamente aumentate. Le leggi approvate in estate hanno dimostrato che è possibile arrivare a norme vincolanti anche a livello nazionale. La volontà della Commissione Europea di proporre una direttiva entro la fine dell’anno ha poi acceso ulteriormente la discussione, aprendo alla possibilità di ampliare i Principi Guida ONU in materia di diritti umani e ambiente.

A ottobre 2021, in Italia, le principali Organizzazioni impegnate sul fronte imprese, ambiente e diritti umani, hanno lanciato la Campagna Impresa2030: Diamoci una Regolata! con l’obiettivo di sensibilizzare opinione pubblica e decisori politici verso una direttiva su una due diligence europea.

Fonti:

https://www.business-humanrights.org/en/latest-news/national-regional-movements-for-mandatory-human-rights-environmental-due-diligence-in-europe/

https://globalnaps.org/wp-content/uploads/2018/08/un-guiding-principles-on-business-and-human-rights.pdf

https://corporatejustice.org/wp-content/uploads/2021/06/ECCJ-mandatory-HREDD-map-June-2021.pdf

https://corporatejustice.org/publications/principal-elements-of-eu-due-diligence-legislation/