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IL GRUPO COBRA E LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI DELLE POPOLAZIONI indigene in guatemala

IL GRUPO COBRA E LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI DELLE POPOLAZIONI INDIGENE IN GUATEMALA. Commento di Sabrina Izzo, Large Movements

In un momento storico complesso come quello che il mondo sta attraversando e a ridosso della COP 27, è opportuno dedicare uno spazio ad alcune fondamentali riflessioni in materia di progresso, ambiente e diritti umani. Tra le circostanze che caratterizzano la fase storica attuale, infatti, rientra indubbiamente il percorso a ostacoli verso l’approvazione di una direttiva europea vincolante in materia di Due Diligence o, più precisamente, Human Rights Due Diligence (HREDD). Parlare di HREDD significa riferirsi alla cosiddetta “dovuta diligenza” in materia di diritti umani e ambiente, la cui necessità è sistematicamente testimoniata da gravi e ripetute istanze di violazioni e deturpamenti degli ecosistemi generati dall’azione sregolata delle imprese.

Un caso emblematico: il Grupo Cobra in Guatemala

Il Grupo Cobra, con sede a Madrid, è un’impresa affermata nel campo dell’approvvigionamento e della gestione di elettricità, acqua, gas e infrastrutture di comunicazione. Nel 2011, la Corporación Multi Inversiones (o CMI), azienda guatemalteca con più di 40,000 dipendenti, ha subappaltato proprio a quest’ultimo la costruzione di un impianto idroelettrico ad Alta Verapaz, in Guatemala. Ebbene, il progetto in questione è stato essenzialmente attuato senza alcuna valutazione iniziale dei rischi connessi alla sua attuazione né dell’impatto derivante da quest’ultima, rischi peraltro qualificabili come di tipo ambientale, sociale e in materia di diritti umani. Ancora, né il governo del paese né l’impresa stessa si sono attivati per interpellare la popolazione indigena locale: la comunità Q’eqchi non ha dunque potuto esprimersi nel corso della materiale implementazione del progetto e neppure in occasione delle sue fasi preliminari, subendo una palese violazione del diritto al consenso libero, preventivo e informato (Free, Prior and Informed Consent) riconosciuto in particolare dall’articolo 32, paragrafo 2 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni.

La mancata consultazione della popolazione Q’eqchi

L’esame della vicenda non può prescindere dalle dovute considerazioni in merito alla particolare condizione di vulnerabilità che caratterizza i popoli indigeni, soprattutto in relazione ad istanze di deturpamento e manomissione dell’equilibrio del loro territorio. Lo stretto legame tra popoli indigeni ed ambiente è infatti profondamente radicato nella loro spiritualità, nelle conoscenze ancestrali di cui sono custodi e nei loro sistemi di norme consuetudinarie: in sostanza, la materiale sopravvivenza di queste popolazioni è connessa all’equilibrio ed alla preservazione dell’ecosistema in cui vivono. È dunque in relazione a questa evidenza che rileva l’opportunità di partecipare direttamente a processi decisionali equi, responsabili, aperti e privi di corruzione. Tale partecipazione, infatti, risulta essenziale per incentivare l’avanzamento di una vera e propria cultura della giustizia climatica: le voci delle persone più vulnerabili devono necessariamente essere ascoltate e prese in considerazione alla luce dei requisiti fondamentali di trasparenza e responsabilità. Nel caso che ha interessato la popolazione Q’eqchi ciò non è accaduto. A peggiorare il quadro concorre inoltre la circostanza per cui il fiume Cahabòn, risorsa fondamentale localizzata nell’area geografica interessata dall’intervento del Grupo, ha finito per essere oggetto di ben 15 diversi progetti idroelettrici. I membri della comunità indigena locale hanno dunque sopportato ripercussioni catastrofiche sulla propria sopravvivenza, di fatto senza potersi esprimere in merito. Quanto riportato non può e non deve verificarsi: è necessario garantire che l’attuazione di politiche o progetti segua sempre l’effettiva comprensione dei bisogni degli stakeholders coinvolti, con particolare riferimento alle categorie più vulnerabili, oltre che dei Paesi interessati.

La denuncia di Alianza por la Solidaridad


Nel 2017 la vicenda è stata presa in esame da Alianza por la Solidaridad, la quale ha denunciato il Grupo COBRA presso il Punto di Contatto Nazionale OCSE spagnolo asserendo che l’impresa, nel proprio ruolo di ente appaltatore, non poteva considerarsi esentata dall’agire secondo dovuta diligenza, e di conseguenza che le attività di prevenzione e di mitigazione degli impatti della propria attività imprenditoriale erano sua responsabilità. Nonostante ciò, naturalmente, i danni a carico della comunità indigena guatemalteca permangono.

Se invece esistesse una legge sulla dovuta diligenza


Certo è che il panorama finora presentato subirebbe cambiamenti sostanziali se declinato alla luce di una legislazione vincolante sulla due diligence in materia di diritti umani e ambientali.

  • il Grupo Cobra sarebbe obbligato ad adoperarsi per assicurare il rispetto dei diritti umani e degli standard ambientali internazionali lungo tutta la propria filiera globale;
  • se le accuse nei suoi confronti venissero accertate, il Grupo potrebbe essere ritenuto responsabile per danni in materia di diritti umani ed abusi ambientali come risultato della mancata ottemperanza ai doveri dettati dalla due diligence;
  • la comunità guatemalteca degli Q’eqchi ed i suoi rappresentanti avrebbero la concreta possibilità di impugnare il fallimento del Grupo COBRA nell’assicurare il materiale rispetto dei loro diritti presso le autorità giudiziarie e amministrative spagnole competenti.

    La proposta di direttiva in discussione in seno alle istituzioni europee dovrebbe prevedere un maggior ruolo per la consultazione degli stakeholders, in quanto strumento fondamentale per garantire che le imprese indentifichino e affrontino adeguatamente gli impatti derivanti dalla loro azione. In linea con gli standard internazionali, il coinvolgimento degli stakeholders deve infatti rappresentare una regola generale e rispondente ai diritti e alle esigenze di comunità e individui in condizione di vulnerabilità. Non da ultimo occorrerebbe garantire la partecipazione degli stakeholders senza che questi siano vittima di rappresaglie. Inclusi questi elementi, si delineerebbe la possibilità di una vera e propria svolta epocale.