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L’ “ESENZIONE BLACKROCK” NON HA POSTO NELLA CSDDD

L’ “ESENZIONE BLACKROCK” NON HA POSTO NELLA DIRETTIVA DELL’UE SULLA DUE DILIGENCE

Articolo di M. Vander Stichele e J. Wilde-Ramsing
Traduzione di Rebecca Vergine

Giovedì 8 giungo segna l’inizio dei triloghi per finalizzare la Direttiva Europea sulla Due Diligence di Sostenibilità Aziendale (CSDDD).
La CSDDD è il tentativo dell’Europa di obbligare le imprese con sede nell’UE a prevenire, affrontare e rimediare ai rischi ambientali o ai diritti umani e agli impatti negativi nelle loro value chains globali. La posta in gioco è alta, mentre prendono il via i negoziati tra i funzionari della Commissione Europea, del Consiglio e del Parlamento.

Una delle questioni più controverse in discussione è se e come la legge coprirà i gestori patrimoniali e gli investitori istituzionali.
Il mandato negoziale del Parlamento include questi investitori, come definiti nell’Articolo 2 (e-f) della Direttiva sui Diritti degli Azionisti (SRD II), mentre il Consiglio e la Commissione concedono agli investitori deroghe significative a disposizioni chiave.
Queste deroghe sono diventate note agli addetti ai lavori con il nome di “esenzione BlackRock”, in seguito alle notizie di forti pressioni esercitate dal più grande gestore patrimoniale del mondo per essere esentato dagli obblighi della CSDDD.
Tuttavia, lasciare libero l’influente settore della gestione patrimoniale, che si stima gestisca 28.000 miliardi di euro in Europa, avrebbe gravi conseguenze sull’efficacia complessiva delle modalità con cui altre aziende attuano la due diligence prevista dalla CSDDD per evitare impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente, una questione spinosa nelle value chains globali.

Attori influenti


I gestori patrimoniali e gli investitori istituzionali esercitano, attraverso varie vie, una notevole influenza sulla strategia, sulle azioni e sul finanziamento degli sforzi di due diligence e di sostenibilità delle società partecipate.
I grandi gestori patrimoniali e gli investitori istituzionali sono spesso i primi azionisti delle società quotate in borsa. Sono i principali beneficiari dei dividendi e dei riacquisti di azioni di queste società.
La ricerca ha messo in luce come una parte sempre maggiore del reddito e dei profitti aziendali venga trasferita agli azionisti attraverso dividendi e riacquisti di azioni, spesso a scapito della retribuzione equa dei lavoratori (nella catena di approvvigionamento), della ricerca e dello sviluppo, dei piani di transizione climatica (si veda l’esempio di Shell) e della spesa per la due diligence per evitare impatti negativi sulle persone e sul pianeta.
Ciò deriva dal fatto che i gestori patrimoniali e gli investitori istituzionali utilizzano il loro significativo potere di voto di azionisti per fare pressione sulle società partecipate affinché si concentrino sulla massimizzazione del valore a breve termine per gli azionisti piuttosto che sugli interessi a lungo termine degli altri stakeholder, cosa che la stessa Commissione ha identificato come problematica.
Oltre a esercitare il loro potere di voto nelle assemblee degli azionisti, i grandi gestori patrimoniali e gli investitori istituzionali influenzano le strategie e le azioni delle società impegnandosi con il management delle società partecipate a porte chiuse. Sebbene debbano essere trasparenti nell’integrare una prospettiva di lungo termine nel loro impegno, secondo la SRD II, la Commissione Europea non ha ancora comunicato se ciò avviene, come era stato richiesto entro il 10 giugno 2022.
I gestori patrimoniali hanno potere di voto e di impegno anche grazie alla creazione di vari fondi di investimento che combinano azioni di centinaia di società. Una parte crescente di questi fondi di “investimento passivo” si limita a tracciare il valore di borsa delle azioni senza alcuna due diligence, seguendo ciecamente i guadagni senza tenere conto dell’impatto che questi hanno sulle persone e sul pianeta.
I gestori patrimoniali hanno attirato enormi quantità di investimenti nei loro fondi di investimento passivo da parte di investitori al dettaglio, non interessati o informati sul modo in cui i gestori dei fondi votano per loro conto alle assemblee generali delle società, con conseguente mancanza di controllo e di due diligence nelle società investite.
Questa mancanza di controllo si verifica anche per i “fondi a reddito fisso” che uniscono obbligazioni societarie. L’UE regolamenta la maggior parte dei fondi di investimento attraverso la Direttiva sugli Organismi di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari (OICVM), che il Parlamento Europeo propone di escludere dalla copertura della CSDDD, lasciando una lacuna legale che deve essere affrontata.
I grandi gestori patrimoniali come BlackRock investono e gestiscono anche attività per conto di fondi pensione e piccoli investitori istituzionali, che spesso non controllano il modo in cui il loro gestore patrimoniale vota o utilizza le loro attività per finanziare le società attraverso le obbligazioni.
Inoltre, la vasta piattaforma high-tech di BlackRock, Aladdin, che si occupa di gestione dei rischi, consulenza sulle partecipazioni in portafoglio e collegamento degli investitori ai mercati finanziari mondiali, si stima che copra almeno il 10% delle azioni e delle obbligazioni scambiate a
livello globale. Il fatto che Aladdin sia legalmente obbligato o meno a integrare gli impatti ambientali e sociali delle aziende avrà un’enorme influenza sul comportamento degli investitori.


Minacciare la transizione energetica

L’influenza degli investitori può essere illustrata da quanto sta accadendo nell’industria petrolifera. Nel febbraio 2023, il valore delle azioni della BP è aumentato del 10% in seguito all’annuncio di ridurre le proprie ambizioni climatiche. Da allora, il management di Shell ha dichiarato che le energie rinnovabili non sono abbastanza redditizie. In occasione dell’assemblea generale di Shell del 2023, ha dichiarato apertamente che sono necessari maggiori investimenti nel petrolio e nel gas per fornire un valore più “competitivo” agli azionisti. La preoccupazione principale dell’amministratore delegato di Shell, Sawan, è che il valore totale delle azioni Shell scambiate in borsa è quasi la metà di quello delle rivali statunitensi Exxon e Chevron, nonostante abbia restituito 26 miliardi di dollari agli azionisti nel 2022.
Durante il loro coinvolgimento prima dell’assemblea generale, un “numero crescente di grandi investitori” avrebbe fatto pressione su Shell affinché si concentri su rendimenti finanziari più elevati “piuttosto che su piani di transizione energetica”.
BlackRock (10,6%) e Vanguard (3,4%) sono i maggiori azionisti di Shell. L’80% degli azionisti ha votato a favore delle attuali azioni minime di Shell per far avanzare la transizione energetica e contro una risoluzione di azionisti che chiedeva azioni più rapide.
Questo influenzerà la strategia futura e i piani di investimento di Shell, compresa la mancata attuazione di una sentenza del tribunale olandese che ha ordinato di ridurre le emissioni che danneggiano il clima del 45% entro il 2030 rispetto al 2019.

Le lunghe value chains non sufficientemente definite

La maggior parte dei gestori patrimoniali e investitori istituzionali, come strategia standard per ridurre il rischio di perdite finanziarie, possiedono meno dell’1% delle azioni delle numerose società quotate in cui investono. Questi investitori raramente effettuano autoanalisi e due diligence relativamente al voto in assemblea, preferendo invece affidarsi a società di consulenza. Il settore della consulenza sul voto per delega è dominato da due società statunitensi: Institutional Shareholder Services (ISS) e Glass-Lewis. Le società di consulenza sul voto per delega possono in ultima analisi avere un’enorme influenza sul comportamento delle società, ma non sono esplicitamente coperte dalla CSDDD.
La catena del “valore” continua, con gestori patrimoniali che soddisfano i loro azionisti con dividendi elevati e riacquisti di azioni. Nel 2022 BlackRock ha restituito ai suoi azionisti 4,9 miliardi di dollari, di cui 1,9 miliardi in riacquisti di azioni. E i maggiori azionisti di BlackRock sono…a grande rivelazione…Vanguard (9%) e BlackRock stessa (7%).
BlackRock ha raccomandato ai propri azionisti di votare contro le risoluzioni volte a divulgare se BlackRock è in grado di progettare la decarbonizzazione e se i suoi investimenti hanno un impatto sociale e ambientale. I gestori patrimoniali si sono opposti con veemenza alla CSDDD per evitare di perdere i profitti derivanti dai costi che comporterebbe finalmente intraprendere una due diligence relativa alla miriade di società di cui gestiscono azioni e obbligazioni o consigliano sulle stesse.

Un’opportunità da non perdere

Con la CSDDD c’è un’opportunità di sfruttare il potere degli investimenti per attività realmente sostenibili. Ma per fare ciò, la CSDDD non deve permettere la “esenzione BlackRock” e deve invece coprire gli investitori istituzionali e i gestori patrimoniali per evitare che i loro diversi canali di influenza spingano le decisioni delle aziende nella direzione opposta.
Solo obbligando tutte le società finanziarie e non finanziarie a investire in una due diligence che prevenga, eviti e rimedi agli impatti sociali e ambientali negativi, la CSDDD potrà essere efficace.