Casi studio

Analisi raccolte

La discarica tossica di Boliden

LA DISCARICA TOSSICA DI BOLIDEN

 

“Sulle nostre braccia cominciarono ad apparire macchie pruriginose. Nessuno ci faceva caso, nessuno sapeva quanto fosse pericoloso. Ora sono preoccupata per mia figlia. Chi sa che effetto avranno i polimetalli su di lei?”

Una vittima che da bambina ha giocato inconsapevolmente su una discarica contenente sostanze tossiche scaricate da Boliden

Informazioni generali

SETTORE: Minerario
TEMA: Ambiente, salute

IMPRESE

La Boliden Mineral AB è una delle più grandi società minerarie svedesi. Impiega circa 5.800 persone, con attività in Svezia, Finlandia, Norvegia e Irlanda. Prima di aver dichiarato bancarotta, Promel era una società mineraria cilena e appaltatrice di Boliden che gestiva le miniere e acquistava i rifiuti minerari.
RICAVI 2019 Boliden: circa 4,7 miliardi di euro, utile netto 547 milioni di euro.

 

COMUNITÀ COLPITE

Il Cile, con il più alto PIL del Sud America, attrae molte persone in cerca di una vita migliore. Negli ultimi 30 anni c’è stato un picco di immigrazione nel paese. La provincia di Arica si trova nel nord del Cile e confina con il Perù. Molte delle persone che vivono ad Arica sono migranti provenienti da paesi come Haiti o la Bolivia, che vivono in condizioni precarie in quartieri impoveriti.

La vicenda

RIASSUNTO

Negli anni ’80, la Boliden ha pagato la Promel per esportare rifiuti industriali in Cile. Qui la Promel li ha smaltiti senza rimuovere l’arsenico. Questo ha causato terribili effetti sulla salute, tra cui tumori e disturbi neurologici, per le persone che vivevano vicino al sito. Nel 2013 le vittime hanno intrapreso un’azione legale contro Boliden nei tribunali svedesi, ma hanno perso la causa. Adesso gli restano non solo malattie potenzialmente letali, ma anche 3,2 milioni di euro di spese legali da pagare.

DETTAGLI

Tra il 1984 e il 1985, Boliden ha pagato a Promel circa 1 milione di euro per esportare 20.000 tonnellate di rifiuti minerari. Questi fanghi tossici sono stati spediti ad Arica, una città portuale nel nord del Cile. Promel però non ha riprocessato i fanghi e tantomeno ha estratto l’arsenico, così i rifiuti minerari sono stati scaricati, non trattati e senza protezioni. Nel 1994, molte famiglie si sono trasferite in case popolari di nuova costruzione alla periferia di Arica. I residenti non si sono resi conto che i cumuli su cui giocavano i loro figli erano una discarica di rifiuti tossici.

Nel 1998 un’ondata di gravi malattie tra cui cancro, malattie della pelle e disturbi neurologici sono stati osservati in circa 3.000 persone. Dato che il territorio contaminato veniva usato come parco giochi, i bambini sono stati gravemente intossicati. Nel 2007  374 residenti hanno intentato una causa civile contro Promel, così la Corte suprema cilena ha ordinato all’impresa di risanare l’area contaminata. Promel è stata però dichiarata fallita e non ha rispettato l’ordine. Nel 2009 il governo cileno, riconoscendo la presenza di alti livelli di arsenico, piombo, cadmio, mercurio, rame e zinco, ha ordinato la demolizione di 1.880 case e la rimozione dei fanghi. I rifiuti sono stati smaltiti in un’area ad est di Arica. Adesso si trovano appena fuori Cherro Chuno, un altro quartiere impoverito dove la maggior parte delle persone sono migranti.

Il processo

Nel 2013 Arica Victims KB, un gruppo che rappresenta 796 cittadini cileni, ha intentato una causa davanti a un tribunale svedese. L’accusa per Boliden era di aver violato il dovere di garantire che i fanghi venissero adeguatamente trattati da Promel. Il tribunale ha respinto la denuncia sulla base del fatto che Boliden non avrebbe potuto ragionevolmente prevedere il risultato. La corte ha però ritenuto che Boliden è stata negligente nel continuare il suo rapporto con Promel dopo essere venuta a conoscenza della destinazione dei rifiuti. Non ci sono state, per Boliden,  conseguenze legali per questa negligenza. 

Nel marzo 2019 i ricorrenti hanno proseguito in appello. Il tribunale ha deciso di applicare la legge svedese, respingendo in ogni caso l’appello. Il motivo di questa bocciatura è che la richiesta di danni era stata presentata troppo tardi e la causa di azione legale era caduta in prescrizione. Nel diritto svedese, infatti, una richiesta di danni deve essere presentata entro 10 anni dall’evento. I ricorrenti sono stati obbligati a pagare sia le proprie spese processuali che quelle di Boliden. Le vittime sono state lasciate non solo con malattie potenzialmente letali, ma anche con 3,2 milioni di euro di spese legali.

WHAT IF

Con una legislazione vincolante sulla due diligence in materia di diritti umani e ambientali:

In base a una legge obbligatoria sui diritti umani e sulla due diligence ambientale a livello europeo, la Boliden sarebbe obbligata a cercare modi per garantire il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente riconosciuti a livello internazionale nelle sue catene globali del valore, che includono le attività di gestione dei rifiuti.

La Boliden sarebbe obbligata a identificare, prevenire, interrompere e mitigare gli effetti del suo processo di gestione dei rifiuti così in Cile come altrove, in particolare per quanto riguarda l’ambiente, la salute e la sicurezza delle comunità locali. Inoltre, avrebbe l’obbligo di usare la sua influenza nei confronti dei suoi partner locali per prevenire e mitigare gli impatti negativi identificati, oltre a dover intraprendere azioni a sostegno delle comunità locali.

Responsabilità lungo tutta la filiera
  • Con una legge sulla due diligence obbligatoria, le vittime potrebbero contestare l’inadempienza della Boliden nel cercare di garantire che il suo appaltatore rispettasse gli standard ambientali internazionali davanti alle autorità giudiziarie e amministrative svedesi. La Boliden potrebbe essere ritenuta responsabile dei danni derivanti dalla sua gestione dei rifiuti minerari come risultato della sua mancanza di un’adeguata due diligence, se le accuse fossero provate.
Accesso alla giustizia

  • Le barriere alla giustizia che hanno impedito alle vittime dell’inquinamento da rifiuti di godere dei loro diritti in linea con i diritti umani internazionali e gli standard ambientali verrebbero rimosse. In particolare, le vittime non dovrebbero assumersi l’onere di provare le presunte colpe di Boliden e la loro connessione con il danno che hanno subito, ma piuttosto Boliden sarebbe tenuta a dimostrare di aver intrapreso una ragionevole due diligence in materia di diritti umani e ambiente.
  • Alle vittime di Boliden sarebbe stato garantito automaticamente il diritto al risarcimento secondo la legge svedese, in base a una disposizione obbligatoria imperativa. Un’efficace legislazione UE con ragionevoli limiti di tempo per intentare azioni legali permetterebbe alle vittime straniere – come le comunità di Arica – tempo sufficiente per intentare una causa nell’UE.