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L’urgenza di una reale sostenibilità

Martina Rogato, portavoce di campagna. Oggi esiste una forte urgenza di attuare una reale sostenibilità. Il concetto, infatti, nell’immaginario collettivo, viene più frequentemente associata a tematiche di tipo ambientale. Prima fra tutte: la lotta al cambiamento climatico.

Nella sua accezione più genuina però rimanda all’integrazione di 3 dimensioni tra loro interconnesse e imprescindibili: ambiente, società ed economia.

Un danno ambientale, di fatto, ha sempre conseguenze di tipo sociale. Basti pensare alle emissioni climalteranti. Quando un sito industriale ne produce, non danneggia solo la qualità dell’aria ma impatta anche sul diritto alla salute di chi vive nell’area interessata. Nel caso in cui si tratti di una comunità la cui economia locale si basa principalmente su agricoltura e pesca, il danno può estendersi all’economia. Se le emissioni in atmosfera causeranno anche “piogge acide”, infatti, saranno contaminati i fiumi e le terre. Questo metterà a rischio il diritto al lavoro e probabilmente anche il diritto all’accesso al cibo di quella comunità.

Dagli impatti ai rischi di impresa.

Parlare di reale sostenibilità vuol dire parlare di un approccio strategico integrato nel business. Un’azienda – di qualsiasi natura o dimensione – dovrebbe mappare lungo la propria catena del valore, gli impatti che potrebbe causare su ambiente e persone. Identificate tali esternalità è compito poi di ogni singola azienda: occorre investire tempo, risorse umane ed economiche nel creare delle azioni correttive o di mitigazione per ridurre o eliminare tali impatti.

Ognuno di questi impatti esterni non ha solo gravi conseguenze esterne, ma nasconde importanti rischi di impresa.

Basti pensare alle conseguenze del non garantire un clima equo ed inclusivo tra i propri lavoratori. Un dipendente vittima di discriminazioni appena ne avrà l’opportunità, interromperà immediatamente il rapporto di lavoro. In questo modo l’azienda, dopo aver investito tempo e risorse in assunzione e formazione, dovrà re-investire ancora nuovo budget e capitale umano per sostituire il lavoratore. Oltre l’etica e la giustizia sociale, che di per sé dovrebbero essere ragioni già più che sufficienti a divulgare un approccio responsabile delle imprese, ci sono delle conseguenze di risk management che si spera possano fungere da incentivo alla diffusione di pratiche realmente sostenibili tra le aziende.

Le istituzioni come driver di sostenibilità.

I governi e le istituzioni possono giocare un ruolo di primaria importanza nel diffondere delle corrette pratiche di reale sostenibilità tra le imprese. L’approccio regolatorio dell’Unione europea però sarà efficace solo se guidato da un reale ascolto e ingaggio di tutti gli stakeholder coinvolti e dall’impegno congiunto nella diffusione di una cultura di impresa attenta ad ambiente e persone per creare valore reale oltre la compliance.

Human Rights International Corner (HRIC) è uno dei promotori della Campagna Impresa2030.

HRIC nasce dall’idea di un gruppo di professionisti, ricercatori ed esperti del settore dei diritti umani, uniti dall’intento di promuovere il rispetto dei diritti fondamentali non solo da parte degli Stati, ma anche da parte delle imprese, pubbliche e private. La sinergia e l’interazione di competenze diverse consente ad HRIC di intervenire in tutti i settori correlati alla protezione dei diritti umani: dall’accesso alla giustizia alla non discriminazione, dal diritto a un ambiente sano alla responsabilità sociale di impresa, dal diritto ad un lavoro dignitoso al diritto dell’immigrazione.