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Petrolio: Disastro ecologico in perù, repsol sotto accusa

Petrolio: Il 15 gennaio scorso in Perù è accaduto il peggior incidente della storia del paese. 10.000 barili di greggio sono stati versati in mare durante le operazioni di scarico della nave Mare Doricum battente bandiera italiana nella zona industriale nord di Lima.
L’impresa dietro all’incidente è la Repsol, azienda petrolifera spagnola proprietaria della raffineria che processa oltre il 70% del petrolio raffinato in Perù. Secondo la OEFA (Organismo de Evaluación y Fiscalización Ambiental), in un primo momento Repsol ha parlato di una perdita di circa 30 litri (7 galloni). Si stima invece che il greggio abbia contaminato un’area ben più grande di quasi tre milioni di km quadrati di uno dei mari più ricchi di biodiversità al mondo. In pericolo anche la riserva naturale marina di Ancón e quella del Sistema de Islas, Islotes y Puntas Guaneras. La macchia di petrolio purtroppo si è rapidamente allargata verso nord, spinta dalla corrente di Humboldt.

Si tratta del più grave incidente ambientale legato alla produzione di petrolio in Perù a memoria d’uomo.

“Ancora una volta i diritti delle persone e la tutela dell’ambiente vengono calpestati e soprattutto le famiglie dei pescatori, già in difficoltà per le attività della raffineria e colpite dagli effetti della pandemia si ritrovano senza nessuna possibilità di lavorare e portare cibo a casa”.

Corrado Scropetta, Rappresentante Paese di WeWorld in Perù
Il Governo peruviano sta affrontando con decisione la questione

Il Governo peruviano sta affrontando con decisione la questione, mettendo a disposizione le poche risorse a livello di protezione civile e ambientale di cui dispone. La richiesta a Repsol è che applichi le misure di protezione e contenimento dell’inquinamento previste dal suo piano di emergenza. Ha richiesto e ottenuto anche l’appoggio di una task force delle Nazioni Unite per valutare l’emergenza e individuare le misure urgenti da applicare.
Le sanzioni richieste potrebbero arrivare a 35 milioni di $ (meno del 2% delle vendite totali della raffineria nel 2020). Il governo chiede inoltre che l’impresa si assuma le proprie responsabilità per riparare i danni ambientali alla popolazione e adotti misure perché incidenti di questo tipo non si ripetano più. Si sta valutando inoltre la possibilità di arrivare a sospendere l’autorizzazione ad operare nel paese per Repsol. La compagnia, dal canto suo, accusa il mancato allarme tsunami da parte della Marina peruviana dopo l’esplosione del vulcano sottomarino a Tonga come la causa principale dell’incidente.

Le responsabilità di Repsol

Dall’indagine in corso, stanno emergendo foto che dimostrano l’elevato grado di corrosione delle tubature sottomarine dell’impianto di Repsol. L’impresa era stata già sotto accusa per lo stesso problema dal 2013. Il 70% degli incidenti petroliferi nel paese sono causati dalla negligenza delle compagnie petrolifere. Questi colpiscono non solo le aree della costa ma in misura massiccia l’Amazzonia, con gravi conseguenze sulle popolazioni indigene e l’ambiente.
Una recente missione degli esperti ONU avvenuta il 18 febbraio sull’incidente Repsol ha evidenziato criticità nel ritardo iniziale di contenimento del versamento. Problematiche anche le tecniche di bonifica messe in campo da società per conto della Repsol e che prevedono una rimozione ingente di sabbia e ciottoli con il rischio di erosione delle spiagge. Nella raffineria sarebbero stati immagazzinati oltre 20.000 tonnellate di sedimenti. Anche la tecnica di uso di panni assorbenti utilizzata presenterebbe elementi di inadeguatezza per l’ulteriore contaminazione dei prodotti tessili e strumenti di protezione utilizzati. Il Ministero dell’Ambiente peruviano ha dichiarato – sin da subito – lo stato di emergenza nella zona colpita per un periodo di 90 giorni, misura che permette di realizzare e coordinare le operazioni di risposta all’incidente in modo rapido.

I danni all’economia locale…

A causa dell’attività della raffineria, oltre 1.500 pescatori della zona dove si trova il terminal pesquero di Ventanilla sono impossibilitati a pescare. Si tratta del più importante porto di pesca di Lima. Alcuni di loro stanno lavorando per imprese che forniscono servizi a Repsol per le operazioni di pulizia. Varie fonti denunciano però la mancanza di un regolare contratto di lavoro, di formazione e di un adeguato equipaggiamento di protezione personale. Come compensazione immediata per il disastro, Repsol ha proposto di assicurare il cibo alle famiglie colpite. Le associazioni di pescatori denunciano che questa misura è insufficiente e richiedono anche assistenza sanitaria e appoggio economico per poter raggiungere altre zone di pesca.
Con l’espandersi verso nord dell’inquinamento, aumenterà anche il numero di famiglie colpite. Solo a Chanchay, poco a nord della capitale, sono registrate altre 2.000 famiglie di pescatori artigianali che vedranno scomparire la propria fonte di reddito e cibo. Nella zona a nord della capitale sono state chiuse anche le spiagge, in piena estate, con un danno economico che si stima superi i 10 milioni di $. In realtà, vista la diffusione di economie informali in Perù, sarà difficile calcolare le reali ripercussioni per la popolazione già duramente provata dal Covid-19.

…e all’ecosistema

Tra le vittime dell’incidente, i numerosi animali che popolano la zona, soprattutto uccelli, anche se mancano i dati al momento. Si segnalano già diversi casi di volatili ricoperti di petrolio. In Perù purtroppo non esiste un centro specializzato per il recupero e reinserimento nel proprio habitat di animali marini e uccelli.
I danni all’ecosistema, in ogni caso, sono molteplici. Il petrolio sulla superficie blocca il passaggio della luce e di conseguenza crea variazioni al ciclo della fotosintesi nel mare. Inoltre la parte pesante del greggio si deposita sul fondo, colpendo molluschi e alghe e insieme ai componenti chimici più solubili entreranno nella catena alimentare.
Il primo rapporto dell’Istituto del Mare del Perù (Imarpe) ha concluso che, al di là della pulizia superficiale delle spiagge, saranno necessari anni per sanare gli enormi dai danni all’ecosistema nelle zone colpite.

il disastro si poteva evitare? Sono stati valutati tutti i rischi e prese tutte le precauzioni? Se la compagnia spagnola Repsol avesse operato in Europa avrebbe offerto di assicurare cibo alle famiglie colpite come risarcimento per il grave danno provocato in termini di salute, ambiente e sostenibilità economica futura? L’estrazione di greggio è davvero ancora un vantaggio collettivo?

Margherita Romanelli – Responsabile Advocacy Internazionale e della campagna Impresa2030! Diamoci una Regolata per WeWorld

Serve una legge sul dovere di diligenza (due diligence) obbligatoria per le imprese sul rispetto dei diritti umani e ambientali

Tutte queste domande troverebbero una risposta adeguata se in Europa ci fosse già una legge sul dovere di diligenza (due diligence) obbligatoria per le imprese sul rispetto dei diritti umani e ambientali. Per questo è fondamentale che la proposta di direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence pubblicata il 23 Febbraio da parte della Commissione Europea dopo che il Parlamento Europeo si è già espresso a favore nei mesi scorsi, preveda l’obbligo da parte di aziende come Repsol di effettuare una valutazione dei rischi delle proprie operazioni per prevenire e mitigare i possibili danni ambientali e sociali. Specialmente nei settori a rischio come quello petrolifero.
Le imprese dovrebbero adottare opportune azioni di riduzione del rischio fino all’eliminazione di alcune pratiche se identificate troppo pericolose. Sarebbero responsabili civilmente dei danni compiuti e dunque risarcire le vittime.

La direttiva è troppo debole

Tuttavia – prosegue Margherita Romanelli – la direttiva è troppo debole su alcuni punti fondamentali perché possa essere efficace. Innanzi tutto deve includere l’inversione dell’onere della prova. Non si può chiedere che comunità fragili, come nel caso di quelle colpite dal disastro dell’incidente Repsol, debbano affrontare gli ingenti costi per dar prova del danno subito.
Sono le imprese che devono dimostrare di aver messo in campo tutte le azioni necessarie e possibili per evitare il danno. Inoltre azioni legali di questo genere richiedono indagini lunghe e i tempi per accedere alla giustizia sono spesso troppo brevi. I processi rischiano di non giungere mai a sentenza. Vanno inseriti nella direttiva indicazioni per meccanismi che assicurino l’accesso alla giustizia in forma collettiva da parte delle vittime (sono comunità o gruppi interi di persone ad essere colpite). Va inclusa anche la possibilità che possano essere sostenute e rappresentate da organizzazioni della società civile e rappresentanze sindacali.
Chiediamo che la Direttiva esprima con più forza l’inclusione di questi ultimi soggetti nel processo della due diligence. Infine, la Direttiva deve esprimersi verso l’obbligo di adottare efficaci meccanismi e misure di protezione. Questo è indispensabile per tutti i difensori dei diritti umani e ambientali. Troppo spesso coloro che denunciano gli eventuali danni e illeciti ad opera delle imprese sono gravemente ostacolati e minacciati“.

È ora di cambiare!

È ora di dare una regolata all’attività delle aziende. Specialmente nei Paesi con economie più povere, queste operano sfruttando risorse naturali e sociali. Sui territori e alle comunità lasciano poche briciole e spesso devastazioni ambientali.
WeWorld lavora in Perù, assieme alla società civile nazionale ed internazionale, per sostenere i tanti difensori dei diritti della natura e delle comunità locali. Non possiamo permettere che i profitti di pochi si realizzino a spese della terra, del mare, della biodiversità. Queste sono risorse di tutta l’umanità e da cui dipende il nostro futuro. Il rispetto delle regole da parte di tutti è alla base della pacifica convivenza democratica. Esso tutela anche tutte quelle realità economiche agiscono nella salvaguardia dell’ambiente e dei diritti delle persone.
Possiamo fare molto insieme, per questo invitiamo a firmare l’appello di Impresa2030 per giuste regole nel mondo economico!