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UN ANNO DALLA PUBBLICAZIONE DELLA PROPOSTA DI DIRETTIVA

Dopo anni di denunce e di proposte da parte di ONG, ricercatori e sindacati, il 23 febbraio 2022 la Commissione Europea ha adottato una proposta di Direttiva sul dovere di diligenza delle imprese per quanto riguarda gli impatti delle proprie attività su ambiente e diritti umani.
Abbiamo detto da subito che quel testo, seppur con una serie di criticità, rappresenta una leva formidabile per ridisegnare gli attuali modelli di business e affermare una cultura di impresa che sia finalmente all’altezza delle sfide del nostro tempo, così come rappresentate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.
In quest’anno ci sono stati diversi step, dall’esito catastrofico del voto del 1 dicembre in Consiglio Competitività UE, allo straordinario avanzamento ottenuto in Commissione Ambiente con il voto del 9 febbraio a favore dell’innalzamento degli obblighi climatici delle imprese.
All’indomani della pubblicazione della direttiva è scoppiata una guerra che ci accompagna da un anno e che, come ogni guerra, ha portato alla crescita dei profitti di chi produce armi e vende morte, ma c’è stata anche la nascita di Justice is Everybody’s business, la campagna europea che raggruppa tutti i percorsi nazionali della società civile, uniti della pretesa di un diverso passo per il mondo del business, perché la priorità siano il Pianeta e le persone, e non i profitti.
Nei mesi scorsi, insieme ad Equo Garantito, le organizzazioni promotrici di impresa2030 hanno lanciato un quaderno dedicato alla due diligence e al percorso verso e a partire dalla direttiva, tramite il quale è possibile fare il punto sullo stato di avanzamento del percorso.

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